L'imprenditore occulto

  • Di:Riccardo L.
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Uno dei maggiori problemi in ambito imprenditoriale riguarda il metodo di imputazione dell'attività di impresa all'imprenditore stesso, ovvero il come stabilire che una determinata attività sia giuridicamente riferibile al rispettivo imprenditore. Dato che il codice civile nulla prescrive in merito, il criterio che viene utilizzato è quello della spendita del nome, in base al quale l'attività d'impresa è imputabile al soggetto il cui nome viene speso nei traffici giuridici. Di tale principio è possibile distinguere:

  • la spendita del nome proprio, dove l'imprenditore opera con il proprio nome e per questo i negozi giuridici posti in essere rientrano nella sua sfera personale,
  • la spendita del nome altrui, che a sua volta può avvenire in base ad un mandato con rappresentanza o senza rappresentanza.

Nel caso in cui però l'imprenditore non agisca direttamente o tramite un rapporto di mandato nella propria attività, ma tramite un prestanome, il principio della spendita del nome non sarebbe più adeguato: è il caso dell'imprenditore occulto. Tale fattispecie crea diversi problemi dato che si presenterebbe una dissociazione tra imprenditore formale (il prestanome) e reale interessato (l'imprenditore occulto), il quale però sarebbe al riparo da ogni eventuale richiesta dei creditori, i quali, a loro volta, vedrebbero infruttifere le proprie richieste creditizie, in particolare nel caso in cui il prestanome stesso fosse nullatenente.

Svariati giuristi hanno tentato di trovare una soluzione per fare in modo che anche l'imprenditore occulto si assumesse le proprie responsabilità giuridiche, in base ad un supremo principio di equità. Detto questo, le principali teorie sviluppate sono:

  • la teoria del potere d'impresa, la quale cerca di superare il principio della spendita del nome, in quanto esiste sempre una connessione inscindibile tra il potere di direzione d'impresa e la derivante responsabilità cumulativa tra imprenditore palese ed occulto. Tale teorie verte su un'interpretazione estensiva su alcuni articoli del codice civile, come ad esempio l'art. 2320, il quale prescrive il divieto di immistione dei soci accomandanti nel compimento di atti di amministrazione senza una procura speciale; tale divieto infatti nel caso in cui non venisse rispettato porterebbe automaticamente ad una responsabilità illimitata nei confronti del socio accomandante. Detto questo, a parere di chi scrive la teoria viene smentita da svariati dati normativi: il nesso indissolubile tra potere e responsabilità infatti non troverebbe alcun riscontro in una società in nome collettivo, nella quale tutti i soci sono forzatamente illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali, ma non esiste alcun obbligo in ordine al fatto che tutti i soci debbano essere anche amministratori della stessa. Tale nesso indissolubile viene inoltre sconfessato dal fatto che è possibile costituire una società per azioni o una società a responsabilità limitata unipersonale, con l'unico socio amministratore che ha certamente potere di direzione e gode del beneficio del responsabilità limitata al proprio conferimento.
  • teoria dell'imprenditore occulto di Walter Bigiavi si spinge oltre, prendendo le mosse dall'articolo 147 comma 4 della legge fallimentare che prevede il fallimento del socio occulto. In base a tale articolo infatti se dopo il fallimento della società viene scoperto un ulteriore socio a responsabilità illimitata, questo fallisce per estensione. Pertanto, secondo tale teoria, se viene prescritto il fallimento del socio occulto, a maggior ragione dovrebbe fallire anche l'imprenditore occulto, che è il titolare reale degli affari posti in essere. Anche tale teoria però riscontra un problema di fondo: la fattispecie regolata dall'articolo 147 prevede una compagine societaria alla basa, viceversa nella fattispecie che si intende regolare non esiste alcun rapporto societario tra prestanome ed imprenditore occulto, ma solo eventualmente un rapporto di mandato.

Nonostante queste due teorie, la giurisprudenza maggioritaria non è riuscita a superare il principio della spendita del nome. E' peraltro stata tentata una terza via giurisprudenziale: la cosiddetta teoria dell'impresa fiancheggiatrice, nella quale viene ipotizzata l'esistenza di un'impresa collaterale che svolge un'attività di sistematico finanziamento e ingerenza negli affari dell'impresa palese. In ogni caso però l'imprenditore occulto continua a non rispondere dei debiti contratti dall'imprenditore palese, il quale pertanto rimarrà l'unico soggetto a cui i creditori dell'impresa potranno rivolgersi per veder soddisfatte le proprie pretese.

Pubblicato in: Impresa

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