annullare contratto

La risoluzione per difetto di comunicazione

  • Di:Riccardo L.
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Nel variegato e complesso ambito dei possibili investimenti bancari sono numerose le norme a protezione del cliente/investitore il quale, il più delle volte, non è in possesso delle conoscenze e delle competenze matematico-finanziarie per comprendere appieno l’investimento da sottoscrivere. Ci si trova in questo caso in una situazione di asimmetria informativa in cui una parte degli agenti interessati (in questo caso le banche) possiedono una maggior quantità di informazioni rispetto al resto dei partecipanti (i clienti/investitori), con la diretta e probabile conseguenza che i primi traggano un vantaggio nei confronti dei secondi.

Come già brevemente accennato, la normativa europea in merito (la Direttiva MiFID) prevede un’ampia protezione nei confronti dei clienti “retail”, ossia quei clienti con una bassa conoscenza ed esperienza negli investimenti rispetto agli investitori professionali, come ad esempio governi, grandi società, fondi d’investimento e solo in casi eccezionali persone fisiche. La recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 13884/17 conferma il prevalente orientamento di protezione nei confronti del cliente retail: la sentenza stabilisce che nel caso in cui la banca nasconda l’assenza di rating del titolo negoziato è possibile risolvere il contratto per inadempimento, prevedendo inoltre il risarcimento del danno nei confronti del cliente.

Nel caso specifico una ragazza neolaureata aveva siglato un contratto con la Cassa di Risparmio di Parma e di Piacenza con ad oggetto un investimento in bond argentini, conclusosi nell’estate del 2001 proprio alla vigilia del default del Paese sudamericano. La corte ha ritenuto che la comunicazione dell’assenza di rating del titolo in oggetto fosse fondamentale in quanto la mancanza di tale elemento “potrebbe già da solo, secondo i parametri di normalità, porre il cliente sull’avviso e, se non altro, suscitare in lui un forte dubbio in ordine alla sicura percorribilità dell’affare” rilevando pertanto il nesso di causalità tra il comportamento omissivo posto in essere dalla banca ed il danno effettivamente subito dalla cliente.

E’ pertanto doveroso, per rispettare il tema del sito che ospita il presente articolo, segnalare che la stessa situazione di nullità potrebbe venirsi a creare per titoli mobiliari ovvero prodotti finanziari equivalenti posti a garanzia della banca per la concessione di linee di credito. Perciò in tal caso, l’eventuale default dell’emittente, che determinerebbe la richiesta da parte dell’istituto di credito di reintegro della garanzia, sarebbe invece integralmente addebitabile alla banca e quindi la perdita subita dal correntista potrebbe essere decurtata dall’importo eventualmente dovuto.

 

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