La morte del socio in una s.a.s.

La morte del socio in una s.a.s.

  • Di:Riccardo L.
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La morte di un socio in una società di persone, ed in particolare in una s.a.s. dove vi sono due diverse categorie di soci con diverse responsabilità, pone alcuni quesiti in merito alla successione delle quote in capo al socio defunto. La disciplina in esame è essenzialmente normata dagli articoli 2284 cc in tema di società semplice e e 2322 cc in tema di società in accomandita semplice.

Innanzitutto, la norma di cui all'articolo 2284 cc si applica nel caso di responsabilità illimitata del socio, come nel caso del socio accomandatario di una s.a.s. La norma valorizza il ruolo del socio accomandatario rispetto al socio accomandante (che gode di una responsabilità limitata) non prevedendo alcun subentro automatico dell'erede del socio defunto in qualità di nuovo socio accomandatario. Infatti, fatta salva la possibilità di diversa disposizione nello statuto sociale, in caso di morte di uno dei soci è previsto che:

  • i soci superstiti liquidino la quota agli eredi, consentendo alla società di continuare la propria attività;
  • ovvero sciolgano la società, liquidando comunque la quota agli eredi;
  • ovvero la continuino con gli eredi del socio defunto una volta che questi vi acconsentano.

Perché la società continui con gli eredi del socio accomandatario è prevista, oltre alla volontà dell'erede stesso, anche il consenso tacito o espresso di tutti i soci superstiti. La ratio di tale previsione risiede evidentemente nella diversa responsabilità per le obbligazioni sociali dei soci accomandatari rispetto a quelli accomandanti. Va infatti sottolineato che gli accomandatari rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali ed esclusivamente a loro è riservata l'amministrazione della società, mentre i soci accomandanti godono di una responsabilità limitata alla propria quota sociale e per loro vige il divieto di immistione ai sensi dell'articolo 2320 cc, comma 1.

E' inoltre da evidenziare che la facoltà di "patto contrario" cui si riferisce l'articolo 2284 cc, le cosiddette "clausole di continuazione" eventualmente previste nei patti sociali, devono riferirsi non già genericamente agli eredi dell'accomandatario, ma devono necessariamente specificare ed individuare precisamente chi questi siano. Su questo punto infatti, la giurisprudenza maggioritaria ha ribadito l'invalidità di tali clausole nel caso in cui esse prevedano la trasmissione automatica della qualità di accomandatario in capo agli eredi del socio defunto, nel caso in cui gli eredi stessi non siano preventivamente identificati in modo certo.

La morte del socio accomandante è invece regolata dall'articolo 2322 cc, il quale statuisce che "la quota di partecipazione del socio accomandante è trasmissibile per causa di morte". In tal caso, dato che la natura di tale partecipazione implica esclusivamente una responsabilità limitata e non già una responsabilità illimitata ovvero l'amministrazione della società come avviene per l'accomandatario, può trovare applicazione una trasmissibilità iure successionis. In ogni caso però, dato che la sopracitata norma ha carattere dispositivo, l'atto costitutivo può limitare o escludere del tutto la trasmissibilità mortis causa della partecipazione dell'accomandante.

Pubblicato in: Società

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