Introduzione alla flat tax

Introduzione alla flat tax

  • Di:Riccardo L.
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Il secondo comma dell'articolo 53 della Costituzione sancisce che "il sistema tributario è informato a criteri di progressività". Per definizione, un'imposta è detta progressiva quando, in corrispondenza di un certo livello di reddito, l'aliquota media cresce all'aumentare della base imponibile. Ciò significa che, equivalentemente, in un sistema progressivo, l'aliquota marginale sarà sempre più alta rispetto all'aliquota media. In italia, l'imposta sul reddito delle persone fisiche IRPEF è sicuramente un'imposta che rispetta le caratteristiche di proporzionalità sopra descritte, operando per scaglioni, dove per ogni classe di reddito imponibile è prevista un aliquota specifica che si applica solo allo scaglione d'imponibile compreso in quello scaglione. Senza soffermarci sulle varie aliquote fiscali, va sottolineato che tale sistema fiscale non è caratterizzato dall'inconveniente che si potrebbe verificare in un sistema di redditi per classi, per il quale è possibile che, nel passaggio da una classe all'altra, l'ammontare dell'imposta aumenti più del reddito al quale si commisura, incentivando paradossalmente il contribuente a percepire redditi più bassi se si è in corrispondenza del limite superiore di una certa classe.

Premesso questo, in occasione della campagna elettorale per le recenti elezioni del Parlamento, si è parlato molto di una possibile riforma fiscale con l'introduzione della cosiddetta "flat tax" per le persone fisiche (e probabilmente anche per le persone giuridiche). La flat tax, o "imposta piatta", si caratterizza per un'aliquota unica che non viene influenzata dal reddito imponibile. Questo significa che, ad esempio, nel caso in cui una persona presentasse un reddito imponibile pari a 20.000 € sconterà la stessa aliquota fiscale di una persona il cui reddito ammonta a 200.000 € o più. In tal modo, un'imposta di questo tipo risulterebbe del tutto proporzionale, in quanto l'aliquota media rimane costante al variare dell'imponibile in qualsiasi misura. In realtà sarebbe anche possibile adoperare degli aggiustamenti mediante la previsione di detrazioni e deduzioni per alcuni valori reddituali che renderebbero meno "flat" l'intera imposta.

Tra le due diverse fattispecie troviamo delle evidenti differenze, a partire dagli obiettivi principali che si intendono raggiungere con l'introduzione di una flat tax:

  • una minore imposizione fiscale complessiva che potrebbe portare a maggiori investimenti e quindi conseguentemente ad una maggior crescita economica del Paese;
  • incentivare il contribuente a non evadere dato che l'imposta complessiva risulterebbe meno gravosa dal punto di vista dell'esborso economico e più semplice dal punto di vista strutturale

A fronte di questi due pregi però vi sono delle incertezze: le coperture finanziarie che dovrebbero garantire il passaggio da un sistema fiscale all'altro dovrebbero essere molto ingenti, soprattutto per i primi anni nei quali il gettito potrebbe risultare considerevolmente inferiore al passato, nonostante le probabilità di riscontrare una minor evasione d'imposta aumentino. Inoltre, la platea di soggetti passivi dell'attuale IRPEF è rappresentata per circa il 90% da lavoratori dipendenti e pensionati, i quali scontano l'imposta mediante le ritenute direttamente in busta paga. Quindi la percentuale di contribuenti che potrebbe anche solo potenzialmente decidere di non evadere l'imposta dato il minor ammontare della stessa, sarebbe piuttosto ridotta.

Concludendo, la flat tax rappresenta certamente un possibile strumento di riforma fiscale affascinante, ma al contempo incontra indubbiamente dei problemi di carattere strutturale, dal punto di vista delle coperture fiscali, e di carattere costituzionale per il sopracitato articolo 53, data la sua natura proporzionale e non progressiva per definizione. Mentre l'IRPEF attuale si ispira ad un idea perequativa e redistributiva della fiscalità, lo stesso non si può certamente dire per una flat tax. Infatti, a beneficiare maggiormente di un'aliquota unica sarebbe certamente il ceto più ricco, che sconta attualmente un'aliquota marginale pari al 43%, mentre invece un contribuente che ricade all'interno del primo scaglione al 23% potrebbe beneficiare di un vantaggio fiscale minimo o addirittura nullo, a seconda dell'aliquota unica prescelta.

Pubblicato in: Fisco

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