Il conteggio degli interessi bancari

Il conteggio degli interessi bancari

  • Di:Riccardo L.
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Nell'ambito dell'ampia disciplina dell'anatocismo bancario, il metodo di computazione e calcolo degli interessi bancari trova una grande importanza, dato che le nuove regole bancarie vietano qualsiasi forma di produzione di interessi sugli interessi dovuti nei confronti della banca. Inoltre, come già anticipato, il regime degli interessi di mora, cioè quei particolari interessi concordati in fase contrattuale che devono essere corrisposti dal debitore al creditore in caso di ritardo per uno o più pagamenti, non è stato modificato dalla disciplina vigente.

In materia di calcolo degli interessi bancari è opportuno tenere presenti le seguenti regole, come riportato dalle istruzioni della Banca d'Italia:

  • gli interessi passivi maturati non possono produrre altri interessi;
  • gli interessi passivi e attivi devono essere calcolati con la stessa periodicità, ossia secondo lo stesso intervallo di tempo, regola presente anche nella disciplina previgente;
  • il periodo di conteggio degli interessi non può essere inferiore ad un anno e il termine per il calcolo è fissato al 31 dicembre di ciascun anno. Ciò significa che per il calcolo degli interessi passivi il periodo di riferimento non può più essere, ad esempio, il trimestre. Per quelli attivi il contratto potrebbe prevedere, a vantaggio del cliente, un periodo di calcolo inferiore all'anno. In questo caso infatti, essendo il periodo di capitalizzazione più ridotto, al cliente sarebbero dovuti interessi attivi per un importo maggiore rispetto a quelli che gli spetterebbero nel caso di capitalizzazione annuale (per un approfondimento in merito si rimanda qui);
  • gli interessi passivi sono calcolati al 31 dicembre anche in caso di contratti stipulati in corso d'anno e, comunque, al termine del rapporto;
  • gli interessi passivi calcolati al 31 dicembre non sono dovuti a questa data, ma al 1° marzo dell'anno successivo a quello in cui sono maturati.

Detto questo, nel caso in cui il cliente acconsenta all'addebito degli interessi sul proprio conto, è opportuno distinguere tra due casi:

  • se il saldo del conto è in attivo per un importo almeno pari a quello degli interessi passivi dovuti, allora tali interessi vengono compensati con il saldo attivo che si riduce per il corrispondente importo degli interessi passivi stessi;
  • se il saldo del conto è passivo, alla data del 1° marzo l'importo dovuto a titolo di interessi passivi si "trasformano" in capitale, producendo a sua volta interessi.

Per quanto riguarda l'ultimo caso, il cliente deve dare autorizzazione all'addebito in conto corrente in forma espressa e in modo specifico, in quanto il meccanismo di fusione tra quota capitale e quota interesse sopracitato produrrebbe un'interesse composto, ed in ogni caso potrà revocare l'autorizzazione in ogni momento.  Pertanto, se il cliente sceglie di avvalersi di questa possibilità, sarebbe opportuno rivolgersi ad un consulente che rediga una perizia sul contratto in oggetto e che, nell'eventualità in cui siano stati addebitati degli interessi illegittimi, predisponga un'analisi della documentazione bancaria e informi il cliente stesso sulle possibili azioni legali che potrebbero essere intraprese.

Ad ogni modo, il cliente che non accetti l'addebito sul proprio conto corrente non incorre in alcuna modifica del rapporto con la banca, ma in questo caso sarà necessario pagare gli interessi passivi entro la scadenza con un altro metodo, come ad esempio pagamento di contanti, per non risultare inadempienti nei confronti della banca stessa. Nel caso in cui, infine, il cliente si renda inadempiente, sorge il presupposto per l'applicazione degli interessi moratori, ai quali si applicano le disposizioni del codice civile.

 

 

Pubblicato in: Anatocismo, Tassi d'interesse, Usura

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